Musica e benessere: ascolti d’eccezione per accompagnare la skincare di primavera

La musica non è semplice intrattenimento: è un linguaggio universale, capace di risvegliare sopite emozioni, influenzare il nostro stato d’animo e anche accompagnarci ad affrontare le sfide della nostra quotidianità.

Ma può davvero diventare uno strumento di benessere, al pari di una buona routine di cura personale? La risposta è sì, almeno secondo Giovanni Catania, musicista e amministratore delegato di Prodeco Pharma. In questa intervista è lui a guidarci, con parole preziose e gentili, alla scoperta del profondo legame tra suono, corpo e mente – svelando come la giusta colonna sonora possa trasformarsi in un prezioso alleato per il relax, la rigenerazione e la creazione di rituali multisensoriali dedicati a noi stessi.

Che potere ha, secondo lei, la musica?

La musica ha un potere enorme. È un linguaggio che nasce probabilmente dall’istinto primordiale di imitare i suoni presenti in natura: si pensi al canto degli uccelli o al suono del vento tra gli alberi, che l’essere umano può imitare fischiando o emettendo dei suoni con la bocca. È uno strumento comunicativo universale e ogni etnia ha sviluppato nei millenni il proprio modo di fare musica. Le serie armoniche dei suoni hanno il potere di stimolare nell’essere umano emozioni: ci sono suoni che infondono rilassamento e benessere e altri insiemi di suoni come le “dissonanze” che ci provocano senso di tensione e instabilità.

In che modo può influenzare il nostro benessere?

Senz’altro l’ascolto di una musica “armoniosa”, dolce, può suscitare in noi quel senso di profondo benessere e di “risonanza” con ciò che ci circonda, con la natura e con la nostra quotidianità. La scelta di una musica è fondamentale per saper innescare in noi le sensazioni che vogliamo provare. C’è poi la scienza che ci conferma e ci fa capire che l’ascolto di alcune tipologie di musica favorisce la produzione di endorfine e dopamina, può aiutarci a ridurre lo stress e la frequenza cardiaca, può inibire il dolore e stimolare la rigenerazione cellulare.

Esistono generi musicali particolarmente indicati per favorire il rilassamento?

Certo. Immagino che ogni lettore di questo articolo abbia probabilmente fatto almeno una volta un’esperienza all’interno di una spa. Quei luoghi sono soliti suonare una musica definita “ambient” o “relaxing music”, un genere che si è evoluto nel corso del 900 fino ai giorni nostri partendo da un grande compositore francese, Erik Satie, di cui sono famose le “Gymnopedies”.

Queste musiche, di cui esistono molte derivazioni, grazie alla loro composizione armonica e alla scelta di strumenti dal suono particolarmente gradevole, hanno lo scopo di donare all’ascoltatore un senso di profondo benessere e rilassamento.

La musica può essere utilizzata infatti per le sedute di yoga o di meditazione stimolando il cervello verso una profonda connessione con sé stessi. Un altro genere musicale che senz’altro può favorire il rilassamento è la musica classica! Non tutta, ovviamente, ma mi vengono in mente alcune composizioni del periodo romantico di Chopin, Debussy o Ravel, o pianisti moderni come Ludovico Einaudi e Emiliano Toso. Quest’ultimo, in particolare, sfrutta anche il potere della frequenza a 432hz considerata una frequenza naturale che risuona con il corpo e la natura, offrendo notevoli benefici a livello di corpo e mente. 

Quanto e come la musica può influire nei nostri rituali di benessere quotidiani? 

Sono un po’ di parte, essendo un musicista, ma penso che la giusta scelta di una musica possa influire molto sui nostri rituali di benessere e possa addirittura arrivare a modificare il nostro umore. A tutti piace prendersi cura di sé, in diversi modi, e la costruzione del nostro personale rituale può (dovrebbe) anche comporsi di una giusta colonna sonora.

Possiamo parlare di “beauty routine multisensoriale”? E quale potrebbe essere il ruolo della musica in questo senso?

In questo momento penso al concetto di “pelle d’oca”: l’emozione derivata da un buon ascolto si manifesta a livello visivo sulla nostra pelle. E la pelle, inoltre, essendo un potente ricettore, reagisce agli stimoli provenienti dalle onde sonore attraverso un vero e proprio processo di rigenerazione cellulare. Quando un’onda colpisce il corpo, questo vibra e risuona insieme ad essa. L’essere umano è meraviglioso! Direi quindi che il ruolo della musica è fondamentale ed è il giusto accompagnamento al gesto della distensione di un prodotto sul viso o sul corpo e dell’aroma gradevole e avvolgente che esso sprigiona. Abbiamo così, a parte il gusto, tutti i sensi coinvolti in un momento costruito da noi e solo per noi.

La musica può aiutare a creare costanza nella skincare? E come possiamo sfruttarla per costruire una piccola routine stagionale?

Sono fermamente convinto che per trasformare in routine una serie di azioni quotidiane ci sia bisogno di molto impegno e costanza. All’inizio c’è la novità, che crea in noi un senso di curiosità e conseguente appagamento, poi però ci si abitua e il cervello ha bisogno di nuovi stimoli. Ecco dove può intervenire la musica. La discografia disponibile ad oggi è praticamente infinita, non basterebbero 100 vite umane per poter ascoltare tutta la musica che è stata incisa perciò il cambio di musica all’interno della skincare può portare nuova curiosità e emozioni sempre diverse. Diventerà un momento di ascolto esteriore (musicale) e interiore (sensazioni e emozioni). 
E per costruire una routine stagionale penso si possa partire proprio dalla scelta musicale, ascoltando le emozioni che da essa derivano, cambiando brano se non ci soddisfa e, una volta individuato “quello giusto”, lasciarci guidare da ciò che proviamo nel prenderci cura di noi stessi. Vivendo appieno l’attimo della realizzazione di quei più piccoli, ma preziosissimi gesti quotidiani. 

Quali brani o mood musicali consiglierebbe per una mini-playlist primaverile da ascoltare mentre ci prendiamo cura della nostra pelle?

Non saprei da dove iniziare… Per gli amanti di musica classica suggerisco di cominciare da “Printemps” di Debussy o, appunto, Satie. Per gli amanti di suoni più contemporanei la musica suonata da uno strumento chiamato Handpan è assolutamente perfetta: mi piace molto un musicista chiamato Malte Martin. C’è un altro genere musicale che mi stimola molto in alcune giornate ed è l’indie, per questo mi sento di suggerire una meravigliosa canzone dei Noah and the Whale che, guarda caso, si intitola proprio “The first day of Spring”.

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